Politica e società

La politica del baratto e la crisi del sistema partitico. Morire per poter rinascere con l’Open Source Politcs

Baratto medievale


Cosa sta succedendo al partito della Quercia?

I DS sono in crisi?
Probabilmente a essere in crisi oggi non è un partito in particolare ma l’intero sistema partitico.
A non funzionare più, sono i meccanismi di un sistema partitico ormai anacronistico e incapace di soddisfare un nuovo modo di concepire e partecipare la politica.

Leggo su L’Espresso di questa settimana (giornale vicino alla sinistra) dati e informazioni, che ormai da soli parlano di stagione difficile per la Quercia.

La situazione:

Federazioni spaccate, abbandoni, giochi di tessere, candidati contestati, insomma il partito di maggioranza al governo (ecco perché è giusto parlarne) ha una crisi di identità e forse di organizzazione, in visione del prossimo congresso decisivo, quello che dovrebbe sancire l’avvio dei lavori per il nuovo partitone-polpettone Partito Democratico, c’è già chi si schiera contro, chi non condivide, chi minaccia di abbandonare.

C’è anche il giallo della moltiplicazioni delle tessere, questo che possiamo considerare come un nuovo miracolo contemporaneo, è un fenomeno che riguarda piccoli centri come Serra San Bruno, paese di sei mila abitanti che è passato da 135 tesserati a 165 in un anno, ma anche città medie del sud come Siracusa che ha visto un incremento di tessere del 232% e Taranto dove pare il numero di tessere sia indefinibile… Sono 21 le federazioni in cui si è manifestato questo strano fenomeno.
Mi viene alle mente l’aneddoto di mio cugino che mi raccontava di essere stato invitato ad un incontro per discutere di politica e si scoprì, qualche giorno dopo, tesserato ad un partito, a spese e con gli omaggi del candidato X.

Guerre tra leader, tra partiti in coalizione, tra cosche pardon tra bande, a Civitavecchia è stato sfiduciato il sindaco diessino, dopo che la Quercia era riuscita a mettere mano al porto. A Matera per esempio tutto si muove tra minacce, patteggiamenti, ultimatum, rivalità di poltrona, guerra di candidature, una speculazione edilizia per un candidatura, un permesso o una licenza, in cambio di sostegno economico e finanziario. Tutto è negoziabile, tranne l’ideologia, quella la si usa per le masse, per il palco, chiamando l’oratore più carismatico per un ruolo di facciata.
Questo è lo spezzatino della politica nostrano, dove il candidato ideale diventa una maschera o marionetta.

Per questi dirigenti la politica è ormai solo marketing e baratto.
La base? Beh la base è poco più che manovalanza a basso costo, da tenere buona, da coordinare però con pugno fermo, dato che le decisioni, le approvazioni sui candidati, sono prese tutte dall’alto.
Alla base il compito di usare i “Kit” di propaganda studiati dagli esperti del marketing, organizzare le feste dell’Unità, che pare rimarranno anche col partito democratico.
Il popolo? E’ fondamentale ma solo perché rappresenta l’elettorato, passivo ovviamente nella partecipazione politica. L’obiettivo principale della base è persuadere il popolo e acquisire tessere.
Ancora questo gioco sporco delle tessere, con tutti i miracoli annessi.
Ma cos’è oggi una tessera di partito? Se prima era l’appartenenza ideologica, quasi di fede ad un pensiero politico, oggi rappresenta un indicatore di consensi per il candidato, uno strumento di infinocchiamento da parte dell’elettore che preferirebbe vendersi anche l’anima pur di avere l’amicizia del politicante di turno.

Cosa si può fare?

Oggi deve rimanere tutto così?
Il partito, nonostante tutto, non è morto e continuerà a vivere, dato il suo potere.
Allora? L’unica soluzione è un radicale rifacimento nella struttura e nell’organizzazione dei partiti.
Oggi si sta assistendo ad un crescente interessamento alla politica da parte del popolo, di quel elettorato, una parte almeno, che è forse stanco di disertare le urne, oppure non gli va più giù di vendersi l’anima, ha capito che non c’è alcun effettivo ritorno. Stiamo inoltre assistendo ad un nuovo desiderio di coinvolgimento politico purché sia partecipato, studenti, giovani, padri di famiglia, mamme di famiglia, anziani, persone di varie classi sociali e fede politica, reclamano il diritto ad una partecipazione diretta nella politica, nelle scelte, nelle delibere, nel segno di una vera democrazia.
Questa voglia di maggiore partecipazione diretto sta trovando terreno fertile sia negli strumenti di democrazia partecipata quali le elezioni primarie, i comitati di quartiere, le petizioni, i referendum, le consulte cittadine, sia nella nuova filosofia del Web 2.0, dove tanti sono gli strumenti che permettono un confronto e un agire collettivo: forum, sondaggi, blog, wiki, BarCamp. Mezzi attraverso i quali l’onorevole può confrontarsi con il consigliere del comune di Tursi, e controbattere alle domande di un elettore in assoluta equità creando sinergie e condivisioni orizzontali, piuttosto che spaccature verticali; mezzi attraverso i quali gli stessi programmi politici o le proposte di legge possono essere editate in collettività attraverso un wiki da più utenti, magari sotto la visione costante di un forum libero. Strumenti già attivi che stanno creando una massa critica, attiva, informata, partecipe e attenta. Questo è l’unico futuro possibile e perseguibile per la politica.
Sono questi gli strumenti che i partiti devono adottare per una nuova rinascita del fare politico collettivo e democratico, senza tante gerarchie e riducendo o magari eliminando lo strumento tessera, anacronistico e sostanzialmente inutile.
Per decidere il miglior candidato alle primarie non serve il numero di tesserati che è riuscito a comprare, basterebbe leggere il suo blog, oppure avviare un sondaggio online. Evitando così anche l’eccesso d manifesti, figurine e santini in campagna elettorale.
Questa è la mia idea e proposta: lanciare un progetto di Open Source Politics per ridisegnare il modo di fare e partecipare la politica.

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