Politica e societàWeb

Il business dei Bit e il trasporto dei Bit: nuovi modelli di business per le zone disagiate.

Stupisce come un libro scritto nel 1995, quindi già classificabile come “datato” (soprattutto dato che affronta tematiche legate all’I.T.) possa invece rivelarsi attualissimo. Mi riferisco al volume “Essere digitali” di Negroponte. E’ Negroponte infatti a fornirci una definizione di esseri digitali.Secondo l’autore il modo migliore per apprezzare i vantaggi e le conseguenze dell’essere digitali è riflettere, sulla differenza tra atomi e bit.

ATOMI – come informazione materica, sottoforma di atomi (libri, riviste..)

BIT – come informazione digitale (Web, CD-Rom)I vantaggi dei Bit sono la velocità e la maggiore diffusione.Il Bit non ha colore, peso o dimensione, è il più piccolo elemento atomico del DNA dell’informazione e può essere affermativo o negativo (SI-NO; Vero-Falso), per praticità si è attribuito un valore numerico 1-0.Il numero dei Bit di un’informazione trasmessi in un secondo condiziona la dimensione e la qualità dell’informazione digitale.Negromante ha detto: “Il futuro delle aziende dipende dalla capacità che queste avranno nel convertire in digitale i loro prodotti o servizi”.

Questa riflessione di Negroponte ha due importanti conseguenze:In primo luogo va a indicare e suggerire una metodologia di innovazione e adeguamento di tutte le imprese alle nuove tecnologie di comunicazione, ma fortifica il presupposto che oggi l’offerta di prodotti e servizi, e la conseguente soddisfazione di bisogni sul mercato, può essere spostato da un piano esclusivamente “atomico”, “analogico” o tradizionale, a quello digitale.Oggi il business di un impresa, secondo Negroponte quindi dovrebbe essere convertito in attività digitale, espletato attraverso la rete, o in alternativa mantenere due vie parallele: offerta digitale dei servizi/prodotti + offerta analogica dei servizi/prodotti. Facciamo l’esempio di una società di formazione nata dal 1970, ha sempre svolto corsi frontali in presenza. Con lo sviluppo dell’ICT, inizia oggi a offrire corsi “digitali” ossia online, in cui i fruitori seguono a distanza le discipline. Potrebbe tuttavia continuare a offrire corsi in presenza, oltre che corsi online, per soddisfare un tipo di target più “tradizionalista”.Capita anche, come si legge in questi giorni sui giornali, che il New York Times annunci che in cinque anni sarà una testata esclusivamente online.Se queste società oggi, adottano politiche aziendali di questo tipo, vuol dire che Negroponte aveva ragione e che il gioco “digitale” vale la candela. Nel senso che ci sono ottime potenzialità di business e di introito investendo per il Web.

Semplicemente cambiano le esigenze dei clienti, e non è vero che il cambiamento riguarda solo le nuove o medie generazioni, ma anche quelle più mature.

L’innovazione è inesorabilmente inarrestabile, ma anche il desiderio di cavalcarne le potenzialità da parte di tutte le generazioni.In secondo luogo questa conversione in digitale dei servizi e prodotti aziendali determina una importante conseguenza sul piano gestionale e organizzativo delle aziende stesse che possono operare svincolate da un legame fisico sul territorio, operando in digitale, per l’etere nell’etere. Utilizzando la rete come un’interfaccia di connessione, tra azienda e cliente, lo sviluppo e l’offerta dei propri servizi/prodotti aziendali può avvenire in qualsiasi luogo fisico, o anche in più luoghi fisici. Il servizio offerto può essere il frutto della collaborazione tra società partner in sinergia di rete, con uno sharing di lavoro, di competenze, di ruoli, di costi e infine di ricavi. In questo senso un società di servizi editoriali o un’azienda di formazione possono avere la redazione in una città, il coordinamento o lo staff tecnico ubicati in altre città o società.In questo scenario, l’ubicazioni in cui si opera per le varie fasi di sviluppo, assume un importanza marginale. Non è importante la grandezza della città dove si lavora, così come i suoi trasporti, basta disporre di un collegamento a Internet veloce e stabile. Anzi possiamo dire che la dove le infrastrutture e i servizi mancano, in primo luogo le vie di comunicazione tradizionalmente intese, le forme di comunicazione digitali possono offrire una valida alternativa di sviluppo.E’ il caso per esempio dei piccoli centri rurali e di montagna, dove le strade e le ferrovie sono carenti o la posta ordinaria è troppo lenta, il Web può offrire a questi centri un equità di condizioni rispetto alle città più grandi.

Un caso emblematico è la città di Matera, l’unico capoluogo di provincia dove da sempre mancano le ferrovie dello stato, le strade di accesso alla città sono precarie e manca un aeroporto nella Regione Basilicata.  Qui la Regione stessa ha avviato alcune iniziative a favore del digitale, come quella del bando “un computer in ogni casa” ma molto ci sarebbe ancora da fare, soprattutto sul piano dell’e-governament. In ogni caso la città lucana con tutte le sue problematiche ha molte potenzialità di sviluppo, soprattutto legate alle risorse del suo territorio, risorse culturali, energetiche, ambientali e naturali. E le risorse naturali di una città o regione sono inalienabili destinate allo sviluppo sostenibile di quella città o regione. In questi casi le potenzialità possono essere espresse e attuate grazie al Web, che può rendere accessibile luoghi difficilmente fruibili, può permettere la nascita di società che offrano servizi e prodotti digitali, usando Internet come interfaccia di connessione col mondo secondo la filosofia del Think global act local si può lavorare localmente pensando ad un mercato potenzialmente globale.

Non solo, in Essere digitali, Negroponte già indicava che emergeranno nuovi contesti, nuovi attori, nuovi modelli economici, nuove imprese fornitrici di contenuti, informazione, intrattenimento digitale. Nuovi bisogni da soddisfare. E’ quella che poi è stata definita la new economy.

 

 

Oggi questo processo evolutivo e in continuo cambiamento, in diretta influenza dei cambiamenti che stanno avvenendo per il Web, ed infatti già si parla del Business 2.0 come un nuovo modello di fare impresa e affari vicino alla filosofia del Web 2.0 investendo nel sociale, nell’ambiente, nel bene collettivo, nel knowledge sharing, etc…Modelli di impresa che in ogni caso sfruttano e usano la rete, per cui la loro nascita e costituzione può avvenire anche nelle zone disagiate sopra descritte, purché dispongano di allaccio alla rete. Se le cose (beni e servizi) non possono essere trasportati tradizionalmente sottoforma di atoni, possiamo trasportarli sottoforma di Bit. Che cosìè un Bit?Secondo la definizione che ne da Negroponte, il bit non ha colore, peso, dimensioni, è il più piccolo elemento del DNA dell’informazione, può essere affermativo o negativo, 1 oppure 0.Il numero dei Bit di un informazione trasmessi in un secondo (Bps) condiziona la dimensioni e la qualità dell’informazione digitale.Trasportare bit è molto più semplice ed economico che trasportare atomi. Secondo Negroponte la tecnologia digitale cambierà la natura dei mass media, nel senso che da una situazione in cui i bit vengono “sospinti” verso l’utente si passerà ad una in cui sarà quest’ultimo a tirarli a sé.L’industria dell’informazione sarà sempre più simile alla vendita al dettaglio e costituirà uno dei settori che maggiormente potrà offrire medesime o addirittura maggiori potenzialità di sviluppo nelle aree disagiate o carenti di infrastrutture.Nel mondo digitale il mezzo non è più il messaggio, è solo una sua materializzazione. Si potrà trasmettere e inviare un dato ossia un flusso di Bit che potrà poi essere convertito, dall’utente in molti modi diversi, a sua volta l’utente potrà riutilizzare e rielaborare l’informazione ricevuta a suo piacimento anche volendo per ritrasmetterla.In questo sistema di informazione digitale l’intelligenza si sposta dal “media” o medium (che diventa multimediale con mescolanza di bit) al ricevente che non rimane passivo ma interagisce con esso come fa con un giornale. Negroponte indica come momento di nascita della vera multimedialità il 1978 quando col progetto ASPEN si è realizzata su videodischi la visione interattiva di un’intera città raccordando insieme tante fotografie tra loro.Uno scenario in cui “la piazza del mercato cittadino sarà l’autostrada globale dell’informazione, gli acquisti saranno fatti direttamente dalle persone. … Ciò sarà possibile a patto che l’interfaccia tra utente e computer si evolva a tal punto che parlare col computer sia altrettanto facile che parlare con una persona.”

 

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